“Spigolature” era il titolo di una rubrica della Settimana Enigmistica, una cosa molto simile alle “Risate a Denti Stretti”; uno spazio in sostanza che valeva bene i 1000 Lire di valore della rivista “che vanta innumerevoli tentativi di imitazione”, essendo ogni spigolatura profumatamente ricompensata con 20.000 Lire… comunque sia, è proprio di spigolature che mi viene in mente mentre guardo questa foto, sorrido e penso all’orrore negli occhi del povero bambino. Ah, chiaramente: questo dispositivo discende direttamente dall’eredità comunista del Parco Municipale di Novgorod, i cui abitanti erano notoriamente dei “mangiabambini” (hi hi hi).
A proposito di comunismo (pardon, post-comunismo), ieri sera ho avuto la ventura di incappare nell’opera prima di un comico anglosassone di origine ebrea: Borat. Un’opera che è un monumento alla ferocia e al “politically uncorrect” che in un Paese come il nostro difficilmente avrebbe visto la luce. Borat è la storia di un improbabile (ma non troppo) reporter kazako inviato dal suo governo negli USA con l’intento di girare un documentario culturale sull’America. Niente di più semplice che prendere il peggio della società americana e farne un frullato demenziale e a tratti decisamente esilarante. La comicità non sta tanto nell’ingenuità del reporter, catapultato in un cosmo che viaggia a quattro-cinque volte la velocità del suo piccolo villaggio sperduto nelle campèrse dell’Asia Centrale, quanto piuttosto nel paradosso che a fare ridere è niente più che la normalità. La normalità di un popolo che ama i rodei, le proprie guerre contro il terrore, le proprie tettone al silicone, le proprie Hummer con la “calamita per figa”, i propri guaritori pentecostali, le proprie armi… paradosso contro paradosso e quella che forse potrebbe essere “ironia antifrastica” (aiutami tu, Paolo, io non ne ho mai capito nulla di accusativi alla greca) ci riporta con sconvolgente brutalità alla realtà. E di fronte a questo universo costellato di sogni (americani?) infranti ecco che avviene la catarsi dello spettatore: il biglietto per tornare a casa (per Borat come per lo spettatore) è la via d’uscita ad un incubo a stelle e strisce che lascia un forte sapore amaro in bocca.
Consigliamo di andarlo a vedere? Ma sì, dai. Un film che è una sostanziale svolta epocale, direi; un fenomeno di costume che in Gran Bretagna ha già riscosso un successo strepitoso e che qui in Italia affascinerà sia il pubblico impegnato (quello girotondino e antiamericano, ovvero il “popolo di Vicenza”) sia quello più marcatamente cazzone che vuole andare a vedere con molta ingenuità un capolavoro di gag e demenziale comicità. Ossia il 95% di quelli che spendono sette-euro-e-cinquanta alla Warner bibita/ememèns esclusi… non fosse altro per l’ottimo doppiaggio di Pino Insegno!

2 Commenti
Marzo 6, 2007 alle 2:31 pm
Tony, ma puoi immaginare che io non lasci un commento anche in questo post? Visto che dico la mia in ogni topic, anche quando non serve (un po’ di auto ironia non guasta…). Allora, io il film non l’ho visto, ma ringrazio Paolo per avermi invitato (scusa, ma ultimamente per me la domenica sera è off limits), però ho letto parecchio a riguardo. Ho letto che il popolo kazako si è infuriato perché loro ne vengono fuori come un branco di ignoranti, piegorari, spussoni… (ciò mi ricorda le critiche mosse dalla Bulgaria al film “Hostel”, per averla ritratta come una nazione di malviventi, depravati e sanguinari, ma non divaghiamo), se questi però possono sembrare luoghi comuni su una nazione non proprio conosciutissima, il discorso non regge se si parla degli U.S.A. Secondo me gli Americani sono uno dei popoli più strami della terra, pieno di incongruenze e di contraddizioni, ma poiché sono sotto i nostri occhi tutti i giorni, non ci facciamo nemmeno più caso. Ma scommetto, che se noi provassimo a “cambiare cornice al quadro”, anche la nostra Italia ci sembrerebbe assurda, si tratta solo di vedere le cose sotto un’altra prospettiva. Io, ad esempio, ho sempre vissuto così il fenomeno calcio.
Volevo infine aggiungere che il nostro Sacha Baron Coen, ha già nel curriculum un personaggio che ha fatto sfaceli oltre manica, un po’ meno qui da noi: mi riferisco al rapper Ali G, il quale è stato “conduttore” di una trasmissione inglese (trasmessa anche da Canal Jimmy), ospite di un video di Madonna di qualche tempo fa, presentatore degli Mtv Europe Music Award 2001 o giù di lì e, per finire, protagonista di un film uscito anche qui da noi, ma che non ho mai avuto il coraggio di vedere ricordando la scena che c’era nel trailer in cui si faceva fare un pompino dal suo cane (uè, guardate che non si vedeva niente, è solo che mi sembrava una vanzinata; casomai cercherò di recuperarlo).
P.S. Da piccolo era il mio sogno quello di guadagnarmi immensi capitali mandando barzellette, indovinelli e roba simile alla Settimana Enigmistica, poi non mi decidevo mai…aaaaah chissà dove sarei adesso altrimenti
!!!
Marzo 6, 2007 alle 4:35 pm
A proposito di Settimana enigmistica, caro Giorgio, credo avresti fatto bene a cogliere l’attimo. Nei primi anni dell’era 2000, infatti, il comitato redazionale della S.E. dichiarò che da allora in poi non avrebbe più accettato i giochi inviati dai vari enigmisti poiché il patrimonio di enigmi da pubblicare già in possesso della testata (e custoditi in una cassetta di sicurezza alla Banca del Gottardo di Lugano – non è vero ma fa figo) avrebbe garantito la stesura regolare di edizioni per i successivi vent’anni. Strano, ma vero!