
QWERTY… o TYPEWRITER? Secondo una leggenda metropolitana abbastanza diffusa, uno dei motivi che avrebbe portato i primi brevetti per macchina da scrivere a scegliere l’attuale layout sarebbe stato anche commerciale: le lettere che compongo la parola “typewriter” (dattilografo) sono tutte nella prima riga; i primi venditori infatti avrebbero sfruttato questo trucchetto per dimostrare le potenzialità del nuovo mezzo digitando con un solo dito proprio la aprola “typewriter”!
In realtà il motivo fu puramente tecnico: nel 1868, un tale Sholes di Milwaukee brevetta questa disposizione di tasti e la rivende nel 1873 alla Remington (sì, quella dei doppiettoni dello zio Sam); i suoi detrattori e avversari ipotizzarono che lo avesse fatto per ovviare ai limiti meccanici delle sue macchine da scrivere, ma in realtà ciò che spinse Sholes a questo tipo di scelta fu proprio l’esatto contrario: aveva bisogno di fare sì che la velocità della battuta non inceppasse i martelletti. In tal senso, la secona linea, ASDFGH, sarebbe un vestigio della precedente disposizione alfabetica delle lettere, soppiantata dal brevetto di Sholes.
Ma già nel 1936 (con l’introduzione del rullo) questo problema sembra superato e in molti cominciano a chiedersi se non valga la pena aumentare il comfort di chi scrive. Ci prova August Dvorak, che brevetta una tastiera semplificata che segue l’impostazione AZERTY, quella attualmente utilizzata in Francia. L’alta diffusione del layout QWERTY tuttavia si protrae fino ai nostri giorni, nell’era dei computer. Che, data la grande flessibilità dei software di videoscrittura, presentano tastiere specifiche per ogni lingua, con particolarità sillabiche, fonetiche e ideogrammatiche. Tuttavia, eccetto per alcuni casi particolari, l’impostazione della tastiera rimane quella di Sholes, il cui merito sta nell’avere creato una disposizione a prima vista poco intuitiva ma decisamente longeva.
Sul principio adottato da Dvorak, permettetemi una considerazione; il principio su cui si basa è quello dell’utilizzo più frequente di lettere rispetto ad altre mettendole così nella cosiddetta “home row”, la linea centrale. Una cosa molto simile la fece Samuel Morse, che codificò il suo codice in base ad un principio estremamente semplice: più la lettera è utilizzata nella lingua inglese, maggiore il grado di semplicità del simbolo. E così E I S H sono composte da uno, due, tre e quattro punti, mentre T M O sono composte da una, due e tre linee.
Per i più curiosi, rimando all’illuminante link su wikipedia. Non ricordo quale fosse il quest di ieri sera, ma mi sa che Giulio… offre qualche altra mano di poker a qualcuno!
1 Commento
Febbraio 13, 2007 alle 8:45 am
Io pensavo che la QWERTY stessa fosse una diposizione creata secondo la frequenza delle lettere nella lingua inglese, comunque….
Cos’è questa storia della nuova scommessa con Giulio? Giulio! Sito diventà no sporteo Bancomat?!